La sicurezza lavoratori stranieri è un tema centrale nel quadro normativo italiano, disciplinato in
modo specifico dal Decreto Legislativo 81/2008. Il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro
impone al datore di lavoro obblighi precisi in materia di informazione (articolo 36) e formazione
(articolo 37).
La legislazione non si limita a richiedere la mera erogazione di corsi, ma stabilisce un principio
fondamentale: l’informazione e la formazione devono essere fornite in una forma
“comprensibile” per i lavoratori. Questo requisito assume un’importanza cruciale quando si tratta
di personale che non padroneggia la lingua italiana. L’obbligo legale, pertanto, si estende alla
verifica dell’effettiva comprensione dei contenuti formativi, imponendo al datore di lavoro di
superare attivamente le barriere linguistiche. La legge non ammette che il lavoratore sia esposto
a rischi prima di aver ricevuto e, soprattutto, compreso le istruzioni necessarie per operare in
sicurezza. La piena responsabilità di garantire l’efficacia di questo processo ricade interamente
sulla figura datoriale e sul sistema di prevenzione e protezione aziendale.
La sicurezza lavoratori stranieri: criticità e dinamiche
L’analisi delle dinamiche infortunistiche evidenzia criticità ricorrenti che coinvolgono il personale
straniero. La difficoltà di comprensione della lingua rappresenta il principale fattore di rischio,
manifestandosi in diverse fasi operative. Spesso, gli infortuni derivano da un’errata
interpretazione delle procedure di lavoro, specialmente nell’uso, nella manutenzione o nella
pulizia di macchinari complessi e dotati di parti in movimento. I lavoratori potrebbero non
comprendere appieno il significato della segnaletica di sicurezza o le istruzioni operative fornite
verbalmente o per iscritto.
Un’altra criticità riguarda il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. La formazione
sull’uso, la manutenzione e i limiti dei dpi deve essere non solo erogata, ma assimilata. Se il
lavoratore non comprende quando e perché un dispositivo è necessario, o come si indossa
correttamente, l’addestramento risulta inefficace. Problemi di comunicazione emergono anche
nella gestione delle emergenze, dove la rapidità di comprensione delle procedure di evacuazione o
di primo soccorso è vitale. Queste situazioni dimostrano che un approccio formativo superficiale o
la cui comprensione non sia stata verificata equivale, di fatto, a una mancata formazione.
Misure datoriali per la gestione delle barriere linguistiche
Per il datore di lavoro, la gestione delle barriere linguistiche non è una facoltà, ma un obbligo
giuridico preciso. Assicurare la comprensibilità della formazione richiede azioni concrete che vanno
oltre la semplice consegna di documentazione in lingua italiana. È indispensabile, in fase
preliminare, valutare il livello di comprensione linguistica del neoassunto. Qualora insufficiente,
l’azienda deve adottare misure compensative efficaci. Queste includono l’affiancamento di un
interprete o di un collega bilingue (che funga da tutor) durante i corsi, l’utilizzo di supporti formativi
multilingua, o il ricorso massiccio a strumenti visivi come pittogrammi, video esplicativi e
istruzioni operative grafiche.
Fondamentale è la fase di verifica finale dell’apprendimento, che deve essere strutturata in modo
da testare l’effettiva assimilazione dei concetti di sicurezza, anche attraverso prove pratiche o test
tradotti. L’inadempienza di questi obblighi espone il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti a severe
responsabilità penali e amministrative in caso di infortunio, in quanto la mancata comprensione
della formazione equivale, agli effetti di legge, a un’omessa formazione.